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Il debutto di Paola Turci avviene sul palco del Festival di
Sanremo, nel 1986, dove presenta L'uomo di ieri, un bel
brano di Mario Castelnuovo e Gaio Chiocchio che le frutta
subito il Premio della Critica (categoria Giovani). Lo stesso
premio le verrà assegnato anche i due anni successivi, sullo
stesso palcoscenico, rispettivamente per i brani Primo
tango (Chiocchio, Castelnuovo, Righini, 1987) e Sarò
bellissima (Chiocchio, Righini, 1988). Da notare che
nessuno dei tre brani supera la prima serata, a dimostrazione
che le classifiche sanremesi, spesso, lasciano il tempo che
trovano e solo il talento e la bravura degli artisti hanno
ragione su qualsiasi piazzamento di gara. Nel frattempo,
un'azzeccata cover del brano di Suzanne Vega (Luka,
che, col testo in italiano di Gaio Chiocchio, diventa Mi
chiamo Luka), porta Paola all'attenzione del grande
pubblico, complice anche una buona programmazione radiofonica.
In coincidenza con la terza partecipazione sanremese, esce il
primo album, Ragazza sola, ragazza blu, che raccoglie i
quattro singoli, più due nuove canzoni, la title-track e
Lettera d'amore d'inverno.
Il 1989 vede ancora Paola Turci partecipare al Festival di
Sanremo, con il brano Bambini: è un trionfo, Premio
della Critica e primo posto nella categoria Emergenti. Il
brano (probabilmente uno dei più conosciuti, fino ad oggi,
della sua carriera) apre la strada al nuovo album, che porta
il suo nome, Paola Turci: nove pezzi tra cui spiccano
Siamo gli eroi, Due donne, Ti amerò lo
stesso, Paura di vivere (scritta da Marco Conidi e
Massimo Mastrangelo), Fine di un amore (scritta da Luca
Barbarossa, che ha ospitato Paola durante il tour dell'anno
precedente) e la riuscitissima cover di un capolavoro di
Francesco De Gregori del 1973, Saigon. Siamo al 1990 e
l'artista romana è di nuovo protagonista sul palco del Teatro
Ariston di Sanremo, stavolta nei big, con Ringrazio Dio
(cantata anche da Toquinho), preludio al nuovo LP Ritorno
al presente; l'estate che segue è un susseguirsi di date
del tour e del Cantagiro, dove si impongono i brani del nuovo
disco, tra i quali Frontiera e Dammi un figlio.
Candido è il titolo del disco che vede la luce nel
1991; stavolta niente Sanremo, ma dieci tracce nuove di zecca
che vanno a formare un concept-album sul personaggio
allegorico di Voltaire. Il filo di Arianna,
Stringimi stringiamoci, Dove andranno mai i
bambini come noi sono solo alcuni dei pezzi che conducono
ai primi posti delle classifiche il disco di Paola e che la
portano a trionfare al Cantagiro dello stesso anno in coppia
con i Tazenda; grande successo riscuote inoltre il duetto con
Riccardo Cocciante (tratto dall'album Cocciante di
quest'ultimo, vincitore del Festival di Sanremo '91) E mi
arriva il mare. Una collaborazione, quella con Cocciante,
che aveva già dato buoni frutti con il brano Quanto ho
tenuto ai miei pensieri, di cui il cantautore aveva
scritto la musica (su testo di Chiocchio) e che Paola aveva
inserito come lato B del 45 giri Primo tango e,
successivamente, nel primo LP.
Stato di calma apparente è la canzone (di cui è autrice
insieme a Chiocchio) che frutta alla Turci il 7° posto nella
classifica del Festival di Sanremo 1993, a cui fa seguito un
altro singolo, stavolta prettamente estivo, dal titolo
Pedalò. Contemporaneamente all'uscita del nuovo album,
Ragazze (che contiene molti brani cofirmati, oltre a Io
e Maria, scritta appositamente per lei da Luca Carboni e a
Mentre piove di Roberto Kunstler e Sergio Cammariere)
la vita e la carriera di Paola subiscono però un brutto
contraccolpo, in seguito ad un brutto incidente
automobilistico. Un incidente che la costringe ad un lungo
periodo di convalescenza, ma che le dimostra l'affetto
immediato del pubblico: l'album Ragazze raggiunge i
vertici delle classifiche, come un gesto di grande amore da
parte della gente per questa ragazza che ha conquistato ormai
tutti, con la propria semplice immagine e con le sue belle
canzoni. L'album Ragazze conoscerà una ristampa, nei
primi mesi del 1994, a cui verranno aggiunti due brani: un
remix di Io e Maria ed una indovinatissima splendida
versione di Ancora tu, uno dei tanti pezzi mitici
dell'immenso Lucio Battisti.
La Paola Turci che esce dalla sala d'incisione nel 1995, porta
con sè un album che segue un percorso totalmente nuovo e che,
già dal titolo, promette un disco dal piglio decisamente rock:
Una sgommata e via. Oltre alla title-track (firmata,
tra gli altri, da Vasco Rossi) trovano posto nell'album,
prodotto da Roberto Casini (abituale collaboratore di Vasco),
brani come Qualcosa è cambiato, E se ci diranno
(cover di un grande brano dell'indimenticato Luigi Tenco) e
Oh... oh, oh, oh (cover in italiano di D'yer Mak'er dei
Led Zeppelin, da Houses of the Holy del 1973); la
ragazza con la chitarra è diventata grande ed è tempo di
bilanci. Il 1996 porta di nuovo Paola a Sanremo con il brano
Volo così, scritto con Roberto Casini ed affiancato a
La felicità (che diverrà un buon successo estivo) va a
formare una bella raccolta di diciotto brani che festeggia i
dieci anni di carriera e chiude il contratto con la BMG, casa
discografica a cui era approdata nel '93, dopo i primi dischi
usciti per la IT.
Il nuovo contratto con la WEA porta buoni frutti fin da
subito: nel 1997 esce Oltre le nuvole, un disco di
cover tradotte in italiano che spazia da Howard Jones ai
Simple Minds, da Jim Capaldi ai Pretenders, passando per
Missing you di John Waite, che diventa Mi manchi
tu e Time for letting go di Jude Cole, che diventa
un immenso successo, tradotta in Sai che è un attimo.
Oltre le nuvole raggiunge ben presto il disco di
platino e viene ristampato, nel 1998, con due brani in più:
Solo come me (presentata a Sanremo '98) e Ho bisogno di
te (altra cover in italiano di Jude Cole). Sull'onda dei
risultati ottenuti, l'album successivo, Mi basta il
paradiso (2000) unisce cover (tra cui Questione di
sguardi, che riprende This kiss, già portata al
successo da Faith Hill e Non voglio ricordare, brano
dal repertorio degli Everything But The Girl, interpretato
anche da Rod Stewart, dal titolo originale I don't want to
talk about it) a brani inediti, come Non dirmi tutto,
scritto con Enrico Nascimbeni e Sabbia bagnata, scritto
con Carmen Consoli. Ed è un altro brano scritto a quattro mani
proprio con la cantantessa catanese, Saluto l'inverno,
che porta Paola per la nona volta al Festival di Sanremo, nel
2001, fruttandole una prestigiosa quinta posizione. Segue un
tour estivo con ottime affluenze di pubblico e la decisione,
di comune accordo con la WEA, di sciogliere il contratto
discografico e dedicarsi, con calma, alla composizione di
nuovo materiale.
Paola si chiude in una casa di campagna presso Ladispoli, sul
litorale laziale, con Franco Cristaldi (bassista e
coproduttore), Fernando Pantini (chitarrista) e pochi altri
fidati musicisti e ne esce, nell'autunno 2002, con un lavoro
firmato interamente da lei (tranne la title-track, scritta con
Alfredo Rizzo): Questa parte di mondo, uscito per la
Nun Entertainment, undici brani, tra cui Mani giunte e
Adoro i tramonti di questa stagione, che comunicano una
grande voglia di esporsi in prima persona, nell'entusiasmo di
una forte crescita artistica derivato dalla necessità di un
approfondimento interiore. Inizia un lungo impegno live, prima
nei teatri italiani e, successivamente, nei festival estivi e
nei grandi spazi all'aperto dedicati alla musica; è proprio
durante queste serate che, riarrangiando e, di fatto,
riscrivendo i brani del proprio repertorio, nasce il progetto
che porterà all'incisione, avvenuta in presa diretta al Forum
Music Village di Roma il 10, 11 e 12 dicembre 2003, di
Stato di calma apparente. E' la stessa Paola che, track by
track, ci introduce ai brani selezionati per quest'album;
ascoltiamola...
maurosassi
© 2004
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FRONTIERA
Iniziare il disco con un brano così vecchio e così rinnovato
dà, secondo me, una chiave di lettura immediata all'album.
L'idea principale di arrangiamento di Frontiera è nata durante
le prove, quando quasi per gioco ci siamo scambiati gli
strumenti. Così l'attuale disegno ritmico è di Gianluca
Misiti, mentre la linea delle tastiere è di Alessandro Canini.
La canzone racconta del sogno americano che si infrange su una
frontiera e tutto ciò che sembrava perfetto si ridimensiona:
un tema molto attuale. La versione originaria di Frontiera,
apparsa nel 1990 in Ritorno al presente, aveva una veste molto
rock; qui ho abbassato la tonalità e ne ho dato
un'interpretazione più morbida, intima, ho cantato quasi
sussurrando, per farmi ascoltare meglio, sottolineando così
l'emozione che tocca questo ragazzo.
Questo ribaltamento degli arrangiamenti ci ha molto sorpresi,
ha commosso tutti, me per prima.
L'UOMO DI IERI
È una canzone del 1986, scritta da Mario Castelnuovo. Con
L'uomo di ieri ho partecipato al mio primo Festival di Sanremo
ed iniziato un rapporto di collaborazione più stretto con
l'ambiente discografico.
Mi commuovono la dolcezza e la forza di questa piccola donna
di fronte ad un grande amore. Ho voluto ricercare l'innocenza
di quegli anni, quando ventenne cantavo questa canzone
cercando di essere, apparire e sentirmi donna adulta.
VOLO COSI'
È l'unica canzone realmente autobiografica del disco: si
riferisce ad un periodo significativo della mia vita.
L'ho scelta perché mi piace molto l'arrangiamento che abbiamo
trovato: mi sembra che col tempo abbia acquisito maggiore
solarità; più solarità e meno nostalgia, diversamente da
quanto sarebbe lecito aspettarsi.
TI AMERO' LO STESSO
Ti amerò lo stesso è la mia canzone d'amore preferita.
Con Gianluca Misiti abbiamo quasi esasperato l'atmosfera
intima del pezzo, rendendola "solitaria" (è interpretata
soltanto da piano e voce): è diventata di una dolcezza
struggente mentre l'asciuttezza interpretativa esalta la
"classicità" compositiva del brano.
IL GIGANTE
Il gigante, scritto con Alfredo Rizzo, è uno dei due inediti
di quest'album.
E' una dichiarazione d'amore nei confronti dell'uomo, della
sua fragilità e della sua enorme dignità. Ho immaginato un
uomo solo con le sue debolezze, schiacciato da un potere
impalpabile eppure presente, un potere contaminato. Il gigante
è l'uomo che utilizza in modo distorto e vessatorio uno
strumento prezioso quale la facoltà e il dovere del comando.
Questa canzone ha un testo composto da parole forti: "In
questo atlante della violenza, in una scena da apocalisse
quotidiana". Prende spunto da mie considerazioni su chi vive
in condizioni di vita precarie, in particolare su chi soffre
la privazione della libertà personale.
DOVE COLPIRE
Nel 1991 ho pubblicato un concept album, Candido; per quel
disco ho cercato personaggi che simboleggiassero il desiderio
di vivere nel migliore dei mondi possibili. È nato così questo
ragazzo che va alla guerra e si chiede a cosa serva, dove
siano i valori autentici della vita.
Le ultime vicende di politica internazionale mi hanno portata
a riflettere con più attenzione su cosa sia e debba essere la
politica: è passione, è anche una passione. Io non credo di
esserne così appassionata, ma non posso e non voglio fare a
meno di prestare attenzione a ciò che succede nel mio paese e
nel mondo, perché vivo nel mondo avvertendo fortissimamente la
presenza degli "altri", persone come me, uguali, diverse e
uniche.
Il sentire spirare così vicini i venti di guerra mi ha fatto
reincontrare il protagonista di questi versi. Nella versione
del ‘91 Dove colpire era una canzone larga e drammatica, con
un vago sapore di tango argentino alla Astor Piazzolla. Questa
nuova versione è più ritmica, inacidita. Sembra di sentire in
sottofondo i rumori della trincea, rumori di tafferugli e
spari. Il ritmo è accelerato, affannato: è quello di una
corsa, forse di una marcia militare, diventato elemento
portante sia ritmico che testuale del pezzo.
ADORO I TRAMONTI DI QUESTA STAGIONE
Una delle due canzoni dell'ultimo album di inediti, Questa
parte di mondo, contaminata dalle dinamiche trovate per lo
scorso tour estivo, soprattutto nell'assolo finale.
Mi piacciono i suoi toni morbidi, mi è piaciuto legare questo
modo di cantare ad altri brani dalle tonalità più intime,
dimesse.
Adoro i tramonti di questa stagione è un'elegia al valore
delle piccole cose, alla natura, a ciò che si potrebbe
perdere, all'importanza di uno sguardo o di un abbraccio.
In concerto è il momento di aggregazione della band,
all'interno di questa canzone ogni sera accadeva qualcosa di
diverso e particolare, si creava la dinamica insieme, come
fosse una prova, un test di sintonia.
STATO DI CALMA APPARENTE
Con Stato di calma apparente mi sono confrontata per la prima
volta con la composizione e mi sono appropriata dei suoi
meccanismi. Era il '92 (l¹ho poi proposta a Sanremo nel '93)
ed ero su un treno tra Roma e Bologna. La canzone ritrae un
viaggio verso un cambiamento esistenziale, ma è anche il
manifesto della mia personalità: gli altri mi vedono
tranquilla e riservata, mentre dentro mi muove costantemente
l¹inquietudine. Stato di calma apparente continua ad
assomigliarmi e, dopo averla suonata con tantissimi
arrangiamenti diversi, per questo album ho voluto darle una
veste musicale che rispecchiasse maggiormente il testo: una
struttura lineare, piana.
LA TUA VOCE
Il secondo inedito del disco, scritto a quattro mani con Lucio
Morelli. E' una canzone ispirata da una notte di parole,
musica e vino rosso. Una notte assordata dal canto roco di Lou
Reed.
Il testo racconta del rapporto tra due persone legate da quel
filo sottile che è la musica, narra di come la voce che passa
per una canzone possa essere un richiamo preciso per qualcuno,
un ponte lanciato verso un altro lontano e diverso.
Suonando La tua voce con la band è stato spontaneo per ognuno
inserirvi echi delle proprie canzoni preferite.
VOLTAIRE
Era una sorta di introduzione all'album Candido, ed il testo
che ho utilizzato è proprio quello scritto da Voltaire per la
sua commedia.
Può essere un sunto, un epilogo o, come in questo disco, un
intermezzo. Io lo considero il mio personale promemoria perché
non sprechi inutilmente il tempo, non avveleni la dolcezza che
mi resta.
QUESTA PARTE DI MONDO
Secondo brano tratto dall'omonimo album, è una canzone scritta
insieme ad Alfredo Rizzo.
Questa parte di mondo svela altri volti del sogno occidentale
contro il quale si scontra il protagonista di Frontiera: una
donna che ha vissuto nascosta dal velo scappa alla condizione
di chiusura e omertà della sua terra per sbarcare in un
occidente diversamente (ma altrettanto) ipocrita che vive
nella menzogna del potere - come l'uomo oppresso dal Gigante.
In Questa parte di mondo c'è la denuncia di un mondo
televisivamente perfetto, così come lo aveva immaginato la
protagonista. È la sua triste scoperta e la denuncia di una
"miseria" occidentale vista con gli occhi di chi ha conosciuto
la miseria della fame e della segregazione domestica.
BAMBINI
Con Bambini sono stata conosciuta dal grande pubblico, è la
canzone che più ha contribuito a formare il mio percorso di
cantautrice ed è per questo che è una canzone da cui non posso
e non voglio prescindere.
RINGRAZIO DIO
Ringrazio Dio è una canzone di rabbia, quasi una bestemmia
scritta con tanta ferocia anche per spiazzare il pubblico
sanremese per il quale è stata pensata (ero quasi obbligata a
partecipare nuovamente al festival dopo la vittoria di
Bambini).
Ho spesso voglia di urlare, e questa canzone me ne offre
l'occasione.
LUNGO IL FIUME
Nelle città fluviali parte della memoria storica e della vita
della gente scorre lungo le rive.
Lungo il fiume è il racconto del Tevere e di come un fiume
possa essere un occhio vigile su di noi e sulla città.
Mi piace l'idea di cantare una canzone che contenga in sé un
pezzetto della mia città, di qualcosa che fa parte della mia
quotidianità. Lungo il fiume non è mai stata un singolo, ma io
l'ho sempre considerata un'ottima canzone, forse anche per
questo elemento autobiografico.
PALOMA NEGRA
È una canzone di Chavela Vargas. La prima volta che l'ho
ascoltata mi ha profondamente scossa poiché tocca
contemporaneamente due facce di me: la dolcezza e la rabbia,
la delicatezza e l'aggressività.
Questa dinamica così intensa mi ha attratta subito e mi ha
legata inscindibilmente al brano.
Paola Turci
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Volo così - Dove colpire - Ringrazio Dio - Il gigante -
L'uomo di ieri - Questa parte di mondo - Stato di calma
apparente - Ti amerò lo stesso - Paloma negra - Verso
casa - Voltaire - Frontiera - La tua voce - Lungo il
fiume - Stringimi stringiamoci - Bambini - Armata fino
ai denti - Adoro i tramonti di questa stagione
Regia di Pier Giorgio Bellocchio
Contenuti speciali: L'intervista - Biografia - 3
Videoclip (Frontiera, Mani giunte e
Questa parte di mondo)
Pareva incredibile che un'artista come Paola Turci, una
che dal vivo ha sempre reso al massimo, complice una
perfetta padronanza del proprio strumento, la chitarra,
e della propria voce nonchè un'incessante attività live
che la vede protagonista fin dall'inizio della propria
carriera, non avesse mai inciso un disco dal vivo.
Questo Stato di calma apparente viene a colmare questa
lacuna e lo fa nel migliore dei modi: due brani inediti,
belli ed ispirati, Il gigante e La tua voce, un'intensa
cover, Paloma negra, e dodici (quindici nel Dvd) brani
scelti nel vasto repertorio, il tutto registrato in
presa diretta al Forum Music Village di Roma il 10, 11 e
12 dicembre 2003. Ma non pensiate ad un greatest hits
dal vivo, questo disco è tutt'altro: molto, molto
meglio... Paola, produttrice di se stessa, si
riappropria dei brani che le stanno più a cuore, quelli
che oggi la rappresentano meglio, non badando se essi
siano strafamosi (come Bambini) o episodi nascosti tra
le pieghe della sua discografia (come Dove colpire) e
quasi li riscrive, donando loro un nuovo vestito, ma
soprattutto una nuova percezione; lei stessa,
commentando il progetto, lo spiega così: "Avete presente
quando vi mettete a pensare a come sarebbe stato il
passato con la coscienza di oggi? E' un sogno nella
realtà, ed è bellissimo.".
Non è che improvvisamente la Turci rinneghi il passato o
gli arrangiamenti dei vecchi brani, no; semplicemente
scopre nell'inventario dei pezzi che ha cantato, si
suppone pure con sorpresa, che molti di essi sono
tremendamente attuali ed allora li traspone all'oggi,
con sonorità, per assurdo, più datate di quelle
utilizzate in origine, un ritorno al presente (mi si
conceda la citazione ad un album di Paola del 1990), con
strumentazioni acustiche molto seventies. E il risultato
suona stupendamente bene, grazie ad ottimi musicisti
(Fernando Pantini alle chitarre, Gianluca Misiti alle
tastiere, piano Rhodes e organo Hammond, Alessandro
Canini alla batteria, Francesco Chiari al basso, José
Ramon Caraballo Armas alle percussioni), al lavoro del
sound engineer Carlo U. Rossi (di casa con artisti come
Jovanotti, Ligabue, Subsonica, 99 Posse, ecc...) e,
specialmente, a Paola, che si dimostra, una volta di
più, attenta e capace musicista, matura autrice, nonchè
eccezionale interprete, padrona di una voce che incanta,
pulita, emozionata ed emozionante, priva di sbavature e,
soprattutto, scevra da "gargarismi" e urla (tanto care
ad alcune blasonate recenti colleghe...) a confermare
che non serve urlare per farsi sentire. Paola Turci è
libera; e libere sono le canzoni che compongono questo
straordinario documento.
Allora è bello farsi cullare dal Cd sulle note ipnotiche
della rinnovata Frontiera (già perla splendente con
l'arrangiamento originale, uno dei pezzi più belli in
assoluto della carriera di Paola), ritrovare Volo così
in una versione sobriamente grounge, sorprendersi al
suono West Coast di Stato di calma apparente e Lungo il
fiume (brani che farebbero un figurone nel repertorio di
parecchie cantautrici d'oltreoceano), farsi accarezzare
dalla magnifica Ti amerò lo stesso in una magistrale
resa pianoforte e voce, ascoltare già mutati pezzi
recenti come Questa parte di mondo (introdotta
dall'intermezzo Voltaire) e Adoro i tramonti di questa
stagione (incantevole!), riscoprire un gioiello
dolcissimo come L'uomo di ieri, stupirsi di quanto
possano essere attuali le tematiche di Dove colpire,
Bambini e Ringrazio Dio, affezionarsi immediatamente
alla sbalorditiva cover di Paloma negra (in cui Paola
mostra una duttilità interpretativa impressionante) e ai
due nuovi nati, la ritmata Il gigante e la psichedelica
La tua voce, che già ci conducono e preparano ai
prossimi capitoli discografici del futuro di
quest'ottima cantautrice, consolidata esponente di
spicco della migliore canzone d'autore italiana.
E, dopo esservi gustati questo splendido Cd, correte a
comprarvi anche il Dvd omonimo; i motivi sono tanti.
Potrete vedere Paola e i suoi musicisti all'opera, dal
vivo, davanti ad un ristrettissimo gruppo di amici,
mentre registrano e suonano tutti i brani del disco, più
tre tracce presenti solo su questo supporto: una
bellissima versione a cappella di Stringimi
stringiamoci, la dolcissima e struggente Verso casa e
Sono armata fino ai denti in un'essenziale veste per
sola chitarra acustica e percussioni. Potrete inoltre
sentire Paola commentare i brani del disco, seguirla in
giro per Roma ed ascoltare i suoi pensieri, vedere le
prove al Forum Music Village, grazie al bello special
L'intervista. Ed ancora potrete leggere la sua biografia
e godervi ben tre videoclip: Frontiera, Mani giunte e
Questa parte di mondo.
Ma innanzitutto porterete a casa tanta buona musica,
testi intelligenti e probabilmente il lavoro più bello e
rappresentativo della nostra "ragazza di Roma con la
chitarra".
maurosassi
© 2004
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