ENRICO NASCIMBENI

Le piccole infinite poesie di tutti i giorni

Non posso dimenticare quando, quattordicenne perennemente assetato di musica, mi recai in bici all'edicola di quartiere per comprare "Nuovo Sound" e "Ciao 2001" (riviste di musica dell'epoca, ma non solo riviste, vere e proprie bibbie di musica e costume...) e l'edicolante mi suggerì il primo numero di un nuovo mensile, dal nome assolutamente inequivocabile: "Music". Mio, ...subito! E in questo primo numero c'era allegato un bel 45 giri che conteneva la splendida A te di Roberto Vecchioni e due brani di un nuovo cantautore, Enrico Nascimbeni; uno dei due pezzi, Un'altra storia, era addirittura cantato in duetto con Vecchioni, un piccolo gioiello, un dolcissimo acquerello. Mi innamorai subito di questi due brani (l'altro era Domenica invece), non appena mi fu possibile mi comprai Maracaibo, l'album: bello, bellissimo, pieno di musica, di brani nuovi, dieci semplici storie quotidiane galleggianti su un tessuto sonoro quasi sognante, un viaggio di fantasia su piccole fiabe reali. Ma il viaggio era solo iniziato... Dalle coste del Venezuela di Maracaibo, Enrico partì Verso il mare (il titolo del secondo LP, dell'anno successivo), per fermarsi poi all'Hotel Costarica (il terzo disco, del 1983), a formare un ideale trittico di album (purtroppo mai ristampati in Cd) ricchi di lucide suggestioni oniriche, a cavallo tra le affascinanti narrazioni di Salgari e il romantico incanto dei fumetti di Hugo Pratt, raccontando di amori vissuti, di amori sognati, di amori svaniti.

Così come parve svanire, dopo Hotel Costarica, anche Enrico Nascimbeni. Scopriremo più tardi della sua carriera giornalistica e del suo silenzio discografico, durato ben diciott'anni. Ma chi ha così tanta musica nel cuore, traboccante di sensibilità, non può stare zitto in eterno: nel 2002, dopo una serie di collaborazioni come autore per altri artisti, esce Amori disordinati, un ritorno alla discografia sincero, diretto, undici nuove piccole storie quotidiane raccontate da un grande cantautore che è stato muto per troppo tempo e che ora ha raccolto nell'animo intense, numerosissime, nuove emozioni da tramutare in canzone, perchè questa è la cosa che gli piace di più e che sa fare meglio, perchè questa è la sua vita. Inizia un altro viaggio (rubando il titolo ad uno dei bei brani di Amori disordinati), complice una grande maturità stilistica affiancata alle sane contraddizioni di un uomo ricco di energica emotività, un uomo che vive appieno i propri tempi, che convive con la nostalgia guardando dritto in faccia il presente, un uomo semplice che ha la fortuna, la capacità ed il coraggio di raccontarci, in musica e parole, le piccole infinite poesie di tutti i giorni.

In occasione dell'uscita del nuovo stupendo lavoro, Le due anime, ho fatto una lunga chiacchierata al telefono con Nascimbeni: Enrico è un fiume in piena, ha diciott'anni di silenzio che gli esplodono dentro ed una bella storia da raccontare, la sua. Ecco la fedele trascrizione di questa bella telefonata, appositamente lasciata così com'è, in forma più parlata che scritta: Enrico si racconta in prima persona, parla di sè, della sua musica e della sua vita, che è un po' anche la nostra. Vai Enrico...

maurosassi © 2004

Serenamente angosciato, tra due anime..

Dunque, partiamo da lontano... La mia carriera musicale inizia in un ristorante che si chiamava "Spaghetti & Company" gestito da un signore che si chiamava (e si chiama) Filippo Panseca, pittore, colui che disegnò, in quel periodo, il simbolo del garofano del PSI; in quella notte presentavano un libro di mio padre e lì incontrai questo Filippo Panseca e Ricky Gianco. Non so per quale motivo, mi misi a suonare la chitarra e cantai le mie canzoni, che piacquero a Ricky Gianco; infatti mi disse "ti faccio fare un disco!": all'epoca Gianco aveva un'etichetta che si chiamava "Ultima Spiaggia" (già il nome non è che mi facesse impazzire...) che aveva sotto contratto artisti come Gianfranco Manfredi e Ivan Cattaneo. Però promesse... promesse... in questi sei mesi non accadde niente, quindi io mi spostai, grazie sempre a Filippo Panseca, che mi fece avere un appuntamento con il direttore artistico della Polygram, tale Nico Papathanassiou, fratello di Vangelis: mi prese immediatamente ed uscì quasi subito il mio primo 45 giri Giovanna prima o poi. Dopodichè venni contattato dal produttore di Roberto Vecchioni che a quei tempi era Michelangelo Romano; mi disse "molla questo Nico, vieni con noi, che sei pure amico di Vecchioni!". Infatti Roberto insegnava al Liceo che io frequentavo, pur se non è stato mai il mio professore, come qualcuno ha scritto. Ed io andai con Michelangelo Romano e con lui nacque il mio primo album, forse l'album che ha avuto più successo di tutta la mia carriera: era Maracaibo. Maracaibo venne inciso con i musicisti allora più bravi, più di fama, da Tony Esposito a Saro Liotta, da Mauro Paoluzzi a Lucio "violino" Fabbri; supportato da un battage pubblicitario adeguato, vendette moltissime copie, entrò in classifica, eccetera... Seguì uno sfortunatissimo secondo album, che fu Verso il mare; questo venne prodotto da Claudio Fabi (papà di Niccolò Fabi), allora produttore e musicista. Questo disco, come dicevo, non andò bene come vendite, quindi passai alla CGD, feci questo album che costò (parlo del 1982-83) ottanta milioni di lire, cioè una cifra astronomica per l'epoca (che neanche agli U2...). L'album era Hotel Costarica (al cui interno suonano, tra gli altri, Mauro Paoluzzi, Ellade Bandini, Mauro Spina, Massimo Spinosa, Aldo Banfi, Claudio Pascoli, Amedeo Bianchi, Roberto Colombo...) e si rivelò mezzo successo e mezzo no; litigata con Romano, litigata con la Caselli, litigato con tutti. A 27 anni mi sono messo a fare il giornalista (da "Mani pulite" a cronista di guerra...) ed ho chiuso baracca e burattini.

Poi, dopo diciott'anni, il desiderio di tornare a scrivere. Ho iniziato di nuovo scrivendo per altri: devo questo al direttore artistico della WEA, Tino Silvestri che mi ha molto aiutato e mi ha dato la prima occasione che è stata con Paola Turci. Quindi è venuta Syria, poi ancora Vecchioni, Mango, Mietta, Patty Pravo, gli Allunati.

Dopodichè ho incontrato un discografico "illuminato" (lo dico io, perché mi ha preso, ma è davvero un discografico illuminato...!), Marco Rossi, di un'etichetta indipendente di Verona che si chiama Azzurra Music: l'ho conosciuto ad una trasmissione di una radio veronese in cui mi avevano invitato a commentare Sanremo e lui, che già mi conosceva come autore mi ha detto: "ti piacerebbe fare un disco?" gli ho detto "no, perché io i dischi per me stesso non li faccio, comunque dammi un mese per pensarci...". Poco dopo è partito il progetto di Amori disordinati; è partito con importanti collaborazioni, soprattutto di grandi amici come Roberto Vecchioni e Francesco Baccini. L'album è andato bene ed io veramente (non faccio il falso modesto) non me l'aspettavo: grande successo di critica, buon successo di vendite e questo mi ha spalancato molte porte come autore. Amori disordinati, escluso il brano L'ultima notte di un vecchio sporcaccione che scrissi tanti anni fa, sono tutti pezzi nati ex-novo: è un album che, se lo riascolto adesso (a dire il vero non è che mi riascolti molto...), dà l'idea di uno che ha talmente tante cose dentro da dire, da raccontare e ne può dire poche, perchè lo spazio di un album è quello che è; poi un po' in punta di piedi, ancora un po' impaurito, uno che rimette fuori la testa dalle macerie di diciotto anni di giornalismo (che mi hanno stroncato il sistema nervoso), uno che si riaffaccia al mondo musicale per vedere un po' come va, ecco.

Naturalmente, visto il successo di Amori disordinati, mi sono trovato un po' pressato a fare il secondo album, quasi neanche a distanza di nemmeno un anno dal precedente; e l'ho fatto.

Tutto questo arrangiato da Fabio Moretti, che è la mia musica: io sono uno che strimpella la chitarra, tutto il resto l'ha fatto lui, per me è un musicista eccelso. Da notare che lui ha fatto entrambi gli ultimi dischi tranne un brano (I hear you say) che è stata fatta da Bob Clearmountain negli studi in Minnesota. Esclusa questa tutte le altre canzoni sono state eseguite, mixate e masterizzate da Fabio Moretti. Tutti i suoni che si sentono, cori campionati, ecc... tutto roba sua; Fabio ha anche scritto con me alcuni brani dell'ultimo lavoro.

Se Amori disordinati è stato il disco del rientro, poi è venuto il momento di scegliere: continuare sul cantautorato più duro o avvicinarmi al pop? La scelta è stata la seconda; con Le due anime ho fatto un album mastodontico di quindici pezzi in cui le canzoni sono praticamente divise a metà. Ci sono canzoni più pop, ci sono canzoni più cantautorali, però sono tutte unite da un comune denominatore: il cantare la vita semplice, le cose semplici della vita, il "minimalismo quotidiano" (come le ha definite Cesare Romana de "Il Giornale"), perché penso che noi non viviamo di grandi tramonti, di grandi storie, ma viviamo di piccole storie, di piccole miserie, siamo così piccoli in fondo, però si può fare diventare infinito anche il giardino, un amore, solo per noi. Ognuno di noi secondo me ha una sua grande piccola storia da raccontare; io, quando riesco a condividerla con chi mi ascolta, ho raggiunto il mio scopo: ecco perché sono nate molte canzoni d'amore, semplici.

Il titolo, Le due anime, si spiega quasi da sè, è molto semplice, ha un significato musicale e uno di vita: il significato musicale è presto detto, pop e cantautorato, il significato di vita è che io sono veramente una persona a cavallo tra due anime, sono una persona molto dolce, conciliante, buona, fragile e altrettanto sono una persona aggressiva, che fa a pugni due/tre volte l'anno, che ha un carattere impossibile, che se gli pestano i coglioni crea dei disastri atomici, una persona che si scontra spesso con dure realtà, ma che ha la testa altrettanto dura: queste le mie due anime. E' questo il disco che mi rappresenta completamente.

Vivo, la prima canzone, diciamo è il manifesto dell'album, una canzone sull'essere felici di stare al mondo, molto positiva e tra l'altro scritta in un momento drammatico della mia vita, in cui avevo la mia compagna e mio padre gravemente ammalati, quindi è strano che per reazione abbia scritto questa canzone così gioiosa: probabilmente è stato un mio attaccarmi alla vita, vedevo quasi andare via le due persone che più amavo, che mi sono rimaste, in quanto mia madre se n'è andata, purtroppo. A mia madre è dedicata, naturalmente, Oh Mammà e a lei sono dedicati questi due album perché è l'amore più grande della mia vita che se n'è andato e che purtroppo non torna.

Torniamo al disco... Sicuramente Le due anime è un album più convinto, è un album che viene, tra l'altro, da un anno di lezioni di canto e di solfeggio che ho preso quasi giornalmente, perché sicuramente la voce si era arrugginita e sento, io (e sentono per fortuna anche altri...), la differenza nel mio modo di cantare tra Amori disordinati e Le due anime, dove mi allargo un po' di più, con una voce molto più personale; abbiamo lavorato proprio su quello con la mia maestra di canto con la quale tuttora lavoro ed è un suggerimento che dò comunque a tutti, a chi comincia e chi continua: molti dovrebbero andare a fare lezioni di solfeggio, perché io adesso sforzo metà della mia voce perché non canto più di gola, dove mi massacravo, e canto di petto. Tutto questo grazie a Daria Kissel, la mia insegnante di canto, una soprano che ha curato anche le traduzioni dei brani I hear you say e Un giorno qualunque, mettendoci anche del suo, della sua poesia, in quanto spesso la poesia in italiano non collima col cantato in inglese e viceversa; Daria è una persona fantastica che ha curato tutta la mia relazione via telefono con Alice Peacock.
Alice Peacock l'ho conosciuta sfarfugliando una notte tra i vari siti: ho cliccato sul suo sito (
www.alicepeacock.com) da cui si possono ascoltare le sue canzoni, le ho ascoltate tutte, mi sono piaciute molto, le ho mandato un'e-mail; erano le tre di mattina e alle tre e dieci mi era già arrivata la risposta di lei che mi diceva "sono interessata". Dopo due mesi eccoci qua con due canzoni e tra un po' probabilmente Alice arriverà in Italia ed insieme faremo una tournée promozionale. Alice Peacock è una cantante emergente in America che ha venduto trecentocinquantamila copie l'anno scorso col disco di esordio e che ha all'attivo la partecipazione alle colonne sonore di Dawson's Creek e Smallville, due serie televisive di grandissimo successo trasmesse anche in Italia.
Dopodichè viene la collaborazione, voluta fortemente da me, con Suzanne Vega: mi piaceva quella canzone (della serie lavogliolavogliolavoglio...) e ho rotto talmente i coglioni alle sue edizioni che alla fine me l'hanno messa in contatto via e-mail. Il testo l'abbiamo riscritto insieme, tant'è che lei mi ha concesso la co-firma, cosa che non succede assolutamente mai: la canzone è infatti firmata Nascimbeni/Vega.
E ancora la collaborazione con Francesco Baccini in Sunset boulevard, una collaborazione che con Francesco è ormai ben radicata: lui canta infatti le mie canzoni anche nel musical con cui sta girando l'Italia e che si chiama Orcoloco.
Altra collaborazione davvero ben radicata è quella con Roberto Vecchioni: ho messo la versione live di L'ultima notte di un vecchio sporcaccione perché me l'hanno chiesto in tantissimi, perché ho fatto il Tenco con questa canzone: è stato un momento importantissimo per la mia carriera. Tra l'altro questo pezzo, senza finte modestie, è ormai un must per chi ama il genere cantautorale di un certo tipo, un brano di quelli che le radio non mandano, che però io sono orgoglioso di aver scritto. Sul palco del Tenco, quando è finita la canzone, io sono scoppiato in un pianto dirotto, dirompente, vero. Chi volesse visitare il mio sito
www.enriconascimbeni.com potrà vedere che c'è un momento (purtroppo si vede molto male, è un backstage) in cui abbraccio Roberto, gli dò i pugni sulla schiena e lui in quel momento mi stava dicendo "aò Enrico, ma smettila, perché sono tutti in piedi e stanno applaudendo, sei tornato!" e in quel momento mi sono venuti addosso diciott'anni, mi sono cadute addosso la vecchiaia, la nuova giovinezza e mi sono messo a piangere, perché ero felice, un pianto di gioia, ovviamente, ma anche di dolore perché avrei voluto che nelle sedie in prima fila ci fosse mia madre. Ma c'era, non era lì, ma in qualche modo lei c'era. Non vorrei sembrare patetico (oggi se non si è aggressivi si risulta patetici...), ma sono stato molto colpito dalla morte di mia madre, non mi sono mai ripreso e mai mi riprenderò; sono passati quattro anni, però per me sono passati dieci secondi e ogni volta che mi succede qualcosa di bello il mio pensiero va a lei. Tornando al Tenco, quelle sono state le lacrime più belle della mia carriera musicale. E' stato anche divertente, lì al Tenco, incontrare Antonio Albanese che, quando io sono uscito dal palco, mi fa con il suo classico piglio "Maaa io sono un tuo aaammiratore" e si mette a cantare "inceendio all'Hotel Coostarica..." ed io "mi stai a pigliare per il culo, te l'ha detto qualcuno?" e lui "no, no, io soono un tuo aaaammiratore!". Io ero lì, in lacrime nel backstage del Tenco, la mia compagna mi abbracciava commossa, lui mi ha fatto talmente ridere, che alla fine siamo diventati amici; ma ci pensate? Albanese è uno che ha i miei album!
Nell'ultimo disco ho anche cantato Viola d'inverno di Vecchioni perché è una canzone che secondo me è stata ignorata dalla critica, tratta dall'album precedente di Roberto, Il lanciatore di coltelli, che io trovo un capolavoro. Come dicevo, il brano non l'ho scritto io, ma lo sento completamente mio; si riallaccia al discorso che facevo prima, al periodo che ho vissuto: ho sfiorato di nuovo da vicino la morte, non la mia, ma quella dei miei cari, che è ancora più forte come esperienza, perché in fondo tu ti senti quasi in colpa di star bene, vedi che non puoi fare nulla e quindi è terribile. Io ho messo Viola d'inverno per omaggiare un maestro e un amico che non mi ha mai, dico mai, lasciato solo: tre anni fa feci un concerto in memoria di mia madre, nel paese dove abito (Sanguinetto, in provincia di Verona) e lui venne gratis a cantare in memoria di mia madre; non posso e non potrò mai dimenticare quello che ha fatto. In quel periodo non ero un cantautore, non ero nulla, ero solo uno che scriveva ancora un po' di canzoni. Stessa cosa ha fatto l'anno successivo Massimo Bubola (sempre per questo concerto che io faccio in memoria di mia madre), desidero dire anche questo.
Rientrando a Le dua anime, un'altra collaborazione stranissima è quella con un promoter della mia casa discografica, Max Titi, nella canzone Il cane che ha visto Dio: lui mi ha fatto sentire questa musica molto dolce, a me è piaciuta e ci ho messo dentro questa storia. Anche qui siamo sempre davanti ad un misticismo casereccio, di una persona che è alla ricerca di una fede; il cane, ovviamente, sono io (spero non nel senso di come canto...).

Poi c'è Luci della ribalta che è un po' la mia storia: la perdita del tempo che cito nel testo sono, per me, i diciott'anni dedicati al giornalismo e tolti alla musica; poi parlo di me, parlo di mia madre, parlo di mio padre, dico che comunque le luci della ribalta un giorno si possono sempre riaccendere, anche se magari non sei più bello, biondo, con gli occhi azzuri e hai le rughe. Si può tornare, si può fare, questo è il significato. E' un po' la vita dell'artista, che vive il parallelo tra il palco e la vita, anche perché io mi sento molto più a mio agio su un palcoscenico che in una cena con delle persone che magari non conosco molto bene, mentre il pubblico mi sembra di conoscerlo da sempre: quando sono in una cena con persone che conosco poco, abitualmente stò zitto, in un angolo, intimidito, mentre sul palco, io che sono comunque una persona molto introversa e prima di salire su un palco praticamente rischio il collasso e mi cago addosso ogni volta, quando sono là sopra sono come seduto sulla tazza del cesso di casa mia, confortevole, accogliente, come se su quel palco ci avessi sempre vissuto. E poi c'è anche il riscontro con tutto quello che è stato fatto; perché poi, alla fine dei conti, chi ha il privilegio (e la fortuna) di poter cantare per gli altri e, alla fine della canzone, gli arriva l'applauso, beh quello è il momento più bello, lì sei ripagato di tutto, non c'è nulla di più piacevole dell'applauso, parlo anche da egocentrico, ma, in fondo, tutti possono avere un applauso nella vita.

Un'altra persona che vorrei citare è Frank Cianuro, un ragazzo delle mie parti, un pazzo di belle speranze, che ha voluto, proposto, creato la copertina del mio album, molto particolare, devo rendergliene merito, perché la trovo una copertina molto azzecata, a fisarmonica, ad ampio respiro, per dare almeno una parvenza di quelli che una volta venivano chiamati Long Playing.

Insomma Le due anime è un disco a trecentosessanta gradi, molto vario, ma non è che mi sono perso, c'è infatti un filo conduttore molto forte, molto preciso: Le due anime è una persona che si confessa, confessa il suo disagio in Oh mammà di fronte alla vita di adesso, confessa il suo essere attaccato alle piccole cose che gli permettono di vivere una vita piuttosto serena. Sono una persona serena, anche con le mie angoscie, sono serenamente angosciato.

Tra poco partirà un tour promozionale di quindici date con cui toccherò tutta l'Italia, spero con Alice Peacock, c'è in programma una tournèe radio unplugged al sud, perché assolutamente, fortissimamente voglio e farò questo tour radiofonico, in quanto qui al nord spesso ci si dimentica nel nostro sud, ma io non faccio certo parte di quella categoria...

A giorni esce il mio secondo video I hear you say, c'è già in rotazione il video di Oh mammà e ne uscirà un terzo, per l'estate, per il prossimo singolo che al 99% sarà Vivo.

Nel frattempo Le due anime sta già avendo un riscontro di vendite forte, siamo nella playlist di RadioUno Rai e di tante altre radio, accanto ai brani dell'ultimo Sanrermo. Io non amo le playlist, penso che un Dj dovrebbe avere la possibilità di scegliere autonomamente i dischi da mettere, ma così non è più e bisogna adeguarsi ai tempi: io mi sono adeguato, ecco questo ci tengo a dirlo, io mi sono adeguato. E' inutile secondo me voler fare i martiri, io sto lavorando perché poi la gente un giorno possa sentire magari qualcos'altro di me, ecco. Ma per poter fare questo devo anche scendere a determinati compromessi e ci scendo; questo è il modo, sennò non c'è verso. Non voglio fare il cantautore di nicchia, non voglio essere un cantautore di nicchia, oppure voglio che la nicchia sia tutto, tutti, anzi la parola nicchia già mi sta sulle palle... Se tutte le fasce di pubblico apprezzeranno qualche cosina di me, io avrò raggiunto il mio scopo. So che non diventerò mai un cantautore "cult", ma voglio arrivare ad avere cinquanta/sessantamila persone che ogni volta che io faccio un disco mi comprano, questo è il mio obiettivo. E' molto importante che le persone si riconoscano nelle mie canzoni, nelle mie storie, è molto importante perché questo, in questo momento, sono io.

Enrico Nascimbeni

testo raccolto da maurosassi

foto © www.enriconascimbeni.com

 

ENRICO NASCIMBENI

Le due anime

CD - D'AUTORE 2004

Vivo - Oh mammà - Un giorno qualunque - Sunset boulevard - Vuoti come armadi - I don't believe you - Stigmate - E' una notte di neve - Luci della ribalta - L'amore è un pacchetto di caramelle - I hear you say - Mi manchi baby - Il cane che ha visto Dio - Viola d'inverno - L'ultima notte di un vecchio sporcaccione

Un giorno qualunque e I hear you say sono cantate con Alice Peacock

L'ultima notte di un vecchio sporcaccione è in versione live ed è cantata con Roberto Vecchioni

Mi manchi baby è una nuova versione scritta da Nascimbeni-Vega di Gypsy di Suzanne Vega

 I hear you say è di Alice Peacock con testo italiano di Enrico Nascimbeni

Sunset boulevard è di Enrico Nascimbeni e Francesco Baccini

Viola d'inverno è di Roberto Vecchioni

Produzione artistica, arrangiamenti, programmazione Pro-Tools, chitarre elettriche e acustiche, bouzouky, cuatro venezuelano e tastiere: Fabio Moretti

Copertina e foto: Frank Cianuro

Ed eccolo il disco, Le due anime. C'è davvero dentro tutto Enrico Nascimbeni, con le sue piccole poesie che raccontano i nostri giorni, vissuti a stretto contatto  con la realtà, con i problemi e le gioie del quotidiano, leggeri ma imponenti, chissà se inutili ma singolarmente indispensabili. E non delude di certo questo nuovo lavoro, anzi, si impegna a mettere ulteriormente a fuoco l'anima, pardon, le due anime che governano la nuova produzione di Nascimbeni (e, come ci raccontava lo stesso Enrico, la sua stessa indole): ci sono brani splendidamente pop (Oh mammà, I hear you say), altri più squisitamente cantautorali (Sunset boulevard, I don't believe you) ed altri ancora figli di una riuscitissima fusione dei due generi (Vivo, Vuoti come armadi, E' una notte di neve, L'amore è un pacchetto di caramelle). Nel disco, ricchissimo dall'alto dei suoi 15 brani, trovano posto poi altri deliziosi episodi, come Mi manchi baby, azzeccatissima cover (riscritta da Enrico con la stessa autrice) di Gypsy di Suzanne Vega; poi ancora Stigmate, stupendo brano che avrei visto senza dubbio sul palco del Festival di Sanremo; bellissimo e mai scontato il duetto con Alice Peacock in Un giorno qualunque; dolcissima e toccante la poetica fiaba Il cane che ha visto Dio; magnifica ed emozionante l'autobiografica Luci della ribalta; riuscitissima, sentita e commovente la cover di uno dei capolavori di Roberto Vecchioni, la splendida Viola d'inverno.

Ed è proprio un duetto con Vecchioni che chiude l'album, la riproposta in versione live di un pezzo che è già un mito, una di quelle canzoni che ha conquistato immediatamente il cuore degli appassionati al nostro cantautorato, un brano che era già presente nel precedente Amori disordinati: sto parlando, naturalmente, di L'ultima notte di un vecchio sporcaccione, un pezzo che resterà nella storia della musica d'autore italiana e che ha portato Nascimbeni sul palco del Premio Tenco 2003.

Un sincero immenso applauso va inoltre a Fabio Moretti, grandissimo musicista che ha superbamente vestito di musica questo disco, arricchendolo di un suono davvero eccezionale: bravo, bravissimo!

Da sottolineare, infine, lo sforzo della casa discografica D'autore/Azzurra Music, che ha messo in commercio questo disco, così come aveva fatto per il precedente, a soli 9,90 Euro al pubblico. Non ci sono scuse, da comprare assolutamente.

maurosassi © 2004

discografia album

• Maracaibo (1979)

• Verso il mare (1980)

• Hotel Costarica (1983)

• Amori disordinati (2002)

• Le due anime (2004)

 

discografia singoli

• Giovanna prima o poi/Mia zia Camilla  45 giri  (1978)

• La stanza di Marinella/Un'altra storia/Giovanna prima o poi  45 giri  (1979)

• Un'altra storia/Domenica invece  45 giri allegato al n°1 della rivista "Musica" (sull'altro lato A Te di Roberto Vecchioni)  (1979)

• Navigavà/Sei partiranno per l'Africa  45 giri  (1980)

• Oh mammà/I don't believe you  Cd single  (2003)

• I hear you say  Cd single (con Alice Peacock)  (2004)

• Vivo  Cd single  (2004)

• Vuoti come armadi/Stigmate  Cd single  (2004)

 

collaborazioni

• Paola Turci Mi basta il paradiso (2000) (scrive i testi dei brani: Non voglio ricordare - Mi basta e avanza il paradiso - Io scrivo, canto e vivo per te - Non dirmi tutto)

• Syria Come gocce d'acqua (2000) (scrive il testo del brano: Tra le braccia dell'angelo)

• Roberto Vecchioni Canzoni e cicogne (2000) (scrive il testo del brano: Vincent)

• Michele Amadori Quello che sento (2002) (scrive il testo del brano: Il corsaro nero)

• Mango Disincanto (2002) (partecipa alla stesura dei testi)

• Gli Allunati Chiama di notte (2003) (scrive il testo del brano: Chiama di notte)

• Francesco Baccini La notte non dormo mai (2003) (scrive con Baccini i brani: La notte non dormo mai - Amori disordinati e il testo in italiano di Shrek halleluia di Leonard Cohen)

 

 

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