BEATLES

Let it be... naked

CD - APPLE/EMI 2003

Get back - Dig a pony - For you blue - The long and winding road - Two of us - I've got a feeling - One after 999 - Don't let me down - I me mine - Across the universe - Let it be

Allegato un bonus Cd della durata di 21'57", intitolato Fly on the wall, contenente outtakes di brani e conversazioni dei Beatles in studio, registrate nel gennaio 1969

Libretto di 32 pagine, in inglese, con foto, introduzione di Kevin Howlett ed estratti dal book originale di Let it be

E' uscito il "nuovo" dei Beatles? Beh, non è proprio così... Ah, allora è uscita una raccolta dei Beatles? Mmmm, non si tratta di una raccolta... Ma allora, cos'è Let It Be... Naked? Vediamo di capirlo...

- L'antefatto. Siamo agli ultimissimi giorni del 1968, i Beatles hanno ormai attraversato quasi tutto il decennio dei mutamenti con trionfi senza precedenti ("siamo più popolari di Gesù Cristo" -John Lennon, 1966-), hanno abbandonato i concerti, se ne sono andate la "Summer of love", la folgorazione per l'India e la psichedelia, sono passati il Sgt. Pepper, il Magical Mistery Tour, lo Yellow Submarine ed il White Album, Ringo è totalmente assorbito dalla nuova carriera di attore, John è sempre più preso dalla sua Yoko, George si sente trascurato dal gruppo e dà alle stampe il suo primo album solista, Wonderwall Music, colonna sonora interamente strumentale e orientaleggiante (nonchè tremendamente sperimentale) del film Wonderwall, e Paul rimane praticamente solo al timone di un transatlantico di nome Beatles. Che fare? Nella mente di McCartney prende forma un progetto che battezza Get Back: un "tornare indietro" alle origini, all'immediatezza e alla forza dei primi lavori, con i quattro Beatles gomito a gomito, strumento a strumento, in studio (cosa che non accadeva da un po' di tempo); il tutto sotto gli occhi delle telecamere, al fine di montare un documentario che possa testimoniare il rinnovato affiatamento della band e la realizzazione in presa diretta dei brani, senza sovraincisioni e senza tutte le diavolerie elettroniche che hanno caratterizzato gli ultimi lavori.

- Il fatto. La mattina di giovedì 2 gennaio 1969 i quattro Beatles (più l'onnipresente Yoko) fanno il loro ingresso ai Twickenham Studios (nel Middlesex, tra il centro di Londra e l'aeroporto di Heathrow) per provare insieme i nuovi brani: Paul porta quindi, tra le altre, le sue Let It Be, The Long And Winding Road, Carry That Weight, Two Of Us, Golden Slumbers, She Came In Through The Bathroom Window, Maxwell's Silver Hammer, Oh! Darling, Back Seat Of My Car, Teddy Boy; John propone al gruppo Don't Let Me Down, Dig A Pony, una prima stesura di I've Got A Feeling e ripesca Across The Universe; George non è da meno e si presenta con All Things Must Pass, Isn't It A Pity, For Your Blue, I Me Mine, Let It Down, Something (alcuni dei brani citati faranno poi parte di Abbey Road e dei futuri album solisti); Ringo, da parte sua, non vede l'ora che le sessions terminino, per tornare sul set del film The Magic Christian, di cui è coprotagonista, accanto a Peter Sellers. Le cose non vanno comunque come Paul aveva sperato: mercoledì 10 gennaio, dopo alcuni giorni di prove apatiche e battute pesanti, stanco di vedere i suoi brani costantemente scartati da McCartney, George lascia gli Studios e abbandona i Beatles. "Se non torna entro lunedì, lo sostituiamo con Clapton", è la lapidaria frase di Lennon all'uscita dallo studio del collega. Tornerà invece, dopo alcuni giorni, George, ponendo come condizione la cancellazione del live-show che avrebbe dovuto chiudere il documentario, fortemente voluto da Paul e molto temuto da Harrison, intimamente convinto (così come lo era Lennon) che la band non fosse in grado di sostenere un'esibizione dal vivo. Il ritorno di George coincide con l'abbandono dei Twickenham Studios ed il trasferimento negli studi della Apple, in Savile Row. Passati ancora alcuni giorni (gli studi negli scantinati Apple non erano ancora pronti) i Beatles si ritrovano di nuovo, stavolta con la galvanizzante presenza di Billy Preston, organista di colore che diverrà, in questo periodo, un vero e proprio quinto elemento della band più famosa del mondo, portando fresche sonorità e, soprattutto, un'autentica ventata di novità nel gruppo, che ora pare rinato. Quest'energia sfocia, il 30 gennaio 1969, in una vera e propria "follia" che passerà alla storia come l'ultimo concerto dei Beatles, il Rooftop Concert: i cinque si esibiscono per poco meno di quarantacinque minuti, nel gelido mezzogiorno dell'inverno londinese, sul tetto della Apple, in un'esibizione da pelle d'oca ad appannaggio dei fortunati vicini, dei passanti incuriositi e della Polizia, accorsa in massa per bloccare il gruppo e fermare la confusione che andava creandosi in strada e sui tetti circostanti. Un'esperienza che dà immediati risultati il giorno successivo (31 gennaio, ultimo giorno di registrazioni), con l'incisione di Let It Be, The Long And Winding Road e Two Of Us. Ma, ancora una volta, la magia dura poco: la Apple sprofonda nei debiti, John e Paul si sposano (rispettivamente con Yoko Ono e Linda Eastman), George viene arrestato per possesso di droga ed il progetto Get Back viene accantonato. Il 15 aprile 1969 esce il 45 giri Get Back/Don’t Let Me Down ed il gruppo passa alla lavorazione dell'album Abbey Road, che, tra mille traversie, apparirà nelle vetrine dei negozi di dischi nel settembre 1969, preceduto e seguito da due 45 giri: a maggio, da The Ballad Of John And Yoko/Old Brown Shoe (singolo registrato dai soli McCartney e Lennon, con Harrison e Starr irrintracciabili) e ad ottobre da Something/Come Together. E' il 3 gennaio 1970: John ha dichiarato ufficialmente agli altri tre di voler lasciare il gruppo e George, Paul e Ringo si ritrovano agli studi Abbey Road, per rimettere mano al documentario Get Back, ora programmato come film per il grande schermo cinematografico con il titolo, più realistico, di Let It Be (ovvero lascia che sia...); il giorno successivo, 4 gennaio, vedrà i Beatles per l'ultima volta insieme (senza Lennon) in studio, per la session d'incisione di I Me Mine, l'ultimo brano inciso dalla band. Giorni dopo, John e George si trovano per le registrazioni di un brano solista di Lennon, Instant Karma!, prodotto da Phil Spector, famosissimo inventore del "wall of sound", muro di suono; i due, colpiti favorevolmente dal metodo di lavoro del produttore statunitense, gli consegnano i nastri delle sessions di Get Back, affinchè li possa elaborare ed arrangiare a proprio piacimento; il tutto all'insaputa di McCartney che, ironia della sorte, se ne sta chiuso nello studio accanto a registrare il suo primo album solista. Il 23 marzo 1970 Phil Spector inizia ad Abbey Road i lavori di produzione dei brani, arrivando addirittura, per The Long And Winding Road a convocare un'orchestra di cinquanta elementi, tra cui quattordici coristi: non male per un progetto che era nato come essenziale e senza sovraincisioni... Paul, ascoltando il trattamento che hanno subito i suoi pezzi, va su tutte le furie. Il 9 aprile comunica telefonicamente a John (che si trova in clinica per disintossicarsi) che intende lasciare la band; il 10 aprile la notizia è su tutti i giornali, divulgata dallo stesso McCartney: i Beatles si sono sciolti. L'8 maggio 1970 esce l'album Let It Be, prodotto da Phil Spector; questi i brani: Two Of Us, Dig A Pony, Across The Universe, I Me Mine, Dig It, Let It Be, Maggie Mae, I've Got A Feeling, The One After 909, The Long And Winding Road, For You Blue, Get Back. Il 13 maggio 1970, a New York, la prima del film omonimo.

- Il presente. E siamo al 2003; sono passati 33 anni, ma McCartney non ha ancora digerito il torto subito. Con il benestare di Ringo (John e George, purtroppo, non possono più dire la loro), esce Let It Be... Naked, un disco spogliato dagli arrangiamenti ridondanti di Spector, ottimamente rimasterizzato e con la scaletta riveduta e corretta, così come avrebbe dovuto essere, nei progetti di Paul. Si inizia là dove Let It Be ci aveva lasciato, con Get Back, ora liberata dal riverbero e con la voce di Paul decisamente più presente; seguono, accuratamente ripulite, Dig A Pony e For You Blue. Arriva quindi il brano che più di tutti è stato "spogliato", The Long And Winding Road: essenziale, scevro dell'orchestra e dei cori, col pianoforte e la voce di Paul in primo piano, così come era nato, superbo, a dimostrare che un capolavoro è sempre un capolavoro, qualunque "vestito" indossi; in questa versione, in particolare, chiudendo gli occhi mi sono sentito trasportare a quel 31 gennaio del 1969, negli studi Apple... ed ero lì! Assoluta magia! E la magia continua, con Two Of Us, I've Got A Feeling e One After 909, anch'esse più limpide, con voci e chitarre cristalline e le ritmiche che suonano finalmente potenti. Arriva il regalo dell'album, Dont Let Me Down, brano non presente nell'edizione originale del disco; questa versione, grezza ed energica, proviene direttamente dal Rooftop Concert, un altro prodigio che ci permette di essere là, su quel tetto di Savile Row, con l'aria gelida che sferza il viso e i quattro Beatles che ci danno dentro, probabilmente consci che questa sarà l'ultima volta. In chiusura, restituite al puro suono delle origini, in una sorta di passerella "solista", l'ottima I Me Mine del grande George, la sognante Across The Universe del geniale John e la monumentale Let It Be dell'immenso Paul, mirabile epitaffio che sigilla con musica immortale questo straordinario disco.

Ultimi doni, un ricco libretto fotografico, comprendente stralci del book originale abbinato alla prima edizione di Let It Be e uno strepitoso bonus-disc, Fly On The Wall: oltre venti minuti di registrazioni che ci permettono di "spiare" i Fab Four in studio, in quel gennaio 1969, mentre provano i brani e conversano tra loro, un documento eccezionale, pieno di frammenti di prove e outtakes, per la gioia di chi ha amato, ama e continuerà ad amare una leggenda chiamata Beatles.

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